
Dopo qualche rumor delle settimane scorse arriva l'annuncio ufficiale per HTC dell'aggiornamento della linea Sensation con il lancio di Sensation XE, uno smartphone che fa del processore dual-core da 1.5MHz e di Beats Audio integrato i suoi punti di forza per poter competere (alla pari?) con i modelli di punta del concorrente Samsung.
Specifiche: stessa dimensione di RAM da 768MB del precedente modello, schermo da 4.3-pollici qHD, fotocamera da 8MPix sul retro e VGA sul fronte con possibilità di riprese a 1080p, Android 2.3.4, HTC Sense 3.0, batteria da 1730 mAh.
Disponibilità in tardo Settembre in Europa e Asia con un prezzo presunto di 589 EUR.

Dopo i primi verdetti in ambito di violazione di brevetti industriali, cominciano a arrivare i primi segnali di tregua dentro un mosaico intricato di acquisizioni di società e pronunciamenti di tribunali che manco la più diabolica delle menti sarebbe in grado di concepire altrimenti.
HTC ha proposto un accordo con Apple dopo aver registrato una prima sconfitta la scorsa settimana sulla violazione di due brevetti su dieci: l'azienda taiwanese ha messo sul piatto una opzione di acquisto (per 300-milioni di dollari, datata 6 Luglio scorso) sopra S3 Graphics Co, società che si è vista riconoscere di recente la violazione di due dei suoi brevetti perpetrata da Apple in ordine a una tecnologia di compressione.
Così, se HTC dovrà pagare Apple, Apple dovrà pagare S3 Graphics (e quindi HTC): un bel banchetto finale a tarallucci e vino e tutto tornerà nello stesso modo di come era prima dell'inizio del balletto delle cause (salvo poi ulteriori citazioni per violazioni di brevetti e ulteriori accordi di acquisizioni di società, anche eventualmente del tipo di quelle impegnate nel più bieco patent trolling d'annata, fa niente, vanno bene comunque).

In fondo, guardiamola da un punto di vista positivo: su dieci brevetti detenuti da Apple e contro i quali l'azienda californiana aveva chiamato in causa HTC, solo due sono stati ritenuti ammissibili e i restanti otto hanno dato, evidentemente, un non luogo a procedere nel merito della presunta violazione.
Appare credibile che, nella peggiore delle ipotesi, questa prima sentenza non dovrebbe portare a altro se non a un pagamento di royalty per i brevetti ritenuti violati da parte di HTC e quindi a un aggravio dei costi sul prodotto finale venduto (leggi smartphone/tablet) comunque di entità minima sul volume complessivo dei dispositivi immessi sul mercato (magari l'importo sarà limitato a qualche euro, o poco più, per pezzo prodotto).
HTC comunque presenterà regolare appello per i due brevetti per i quali è stata condannata, pronta a continuare la lotta in maniera vigorosa.

Il timore è che notizie del genere comincino a diventare di ordine quotidiano, ma tant'è: Apple ha chiamato in causa per la seconda volta il produttore taiwanese HTC in relazione alla violazione di cinque brevetti, che l'azienda californiana afferma di possedere, relativi all'architettura software e alla interfaccia utente di dispositivi elettronici, oltre alle soluzioni hardware relative a touch-screen e sensori di movimento.
Apple si è rivolta in questo caso alla Commissione Internazionale per il Commercio (International Trade Commission) organo federale US predisposto alla vigilanza di pratiche di commercio illegale (antidumping e violazione proprietà intellettuale) che ha la possibilità di bloccare la vendita per tutto il territorio nazionale di prodotti e servizi di aziende che risultassero non in sintonia con le regole commerciali americane: lo scopo è quello di impedire ai prodotti HTC, sia telefoni che tablet, di poter essere venduti sul suolo americano.
Questa di oggi è un ulteriore tassello della guerra totale che le aziende cominciano a portare avanti nelle corti di tribunale: in particolare il target rimane sempre Android, per il software, ma in questo recente caso la novità sembra essere quella che anche l'hardware cominci a essere obiettivo del contendere.
Male per tutti se il divieto andasse in porto: per gli utenti che si vedrebbero ridotta la possibilità di scelta di prodotti disponibili sul mercato, e per la leva esercitata dalla concorrenza in sé che impone miglioramenti costanti ai prodotti, poiché è chiaro che senza concorrenza non ci può essere innovazione.

Tra tante aziende del settore telefonico in crisi, c'è comunque qualcuno che riesce evidentemente a trarre vantaggio dagli altrui errori di valutazione dei movimenti di mercato e continua imperterrita nella sua incessante opera di avanzamento finanziario, consolidando sempre più la sua attuale posizione di 4/o produttore mondiale di telefoni: HTC ha annunciato i dati di vendita per il mese di Giugno e i ricavi risultano essere di 45 miliardi di dollari taiwanesi (1,09 miliardi di euri circa) vale a dire del 10.9% superiori a quelli del mese precedente.
Il primo trimestre (Q1) dell'anno si era chiuso con una vendita complessiva di 9,7 milioni di smartphone e il dato odierno dovrebbe aprire la strada all'obiettivo di 11,6 milioni di pezzi che l'azienda aveva fissato per Q2.