
A volte può più un singolo grafico che non un centinaio di altri sistemi di analisi posti a confronto.
La sfida dei dati di unità distribuite (shipments) tra iPhone e BlackBerry si è svolto pressoché a armi pari fino all'arrivo della versione 4 del telefono di Apple: da Giugno 2010 in poi le impennate verso l'alto (di iPhone) e da Marzo 2011 verso il basso (di BlackBerry) indicate dai grafici appaiono inequivocabili.
[Ricordiamo che si sta sempre parlando di un singolo telefono confrontato a una intera produzione hardware (serie di modelli) di una azienda.]

Dai dati in possesso di Strategy Analytics, il mercato mondiale degli smartphone risulta essere in decisa crescita con un +76% su base annua, ovvero 110 milioni di unità complessive distribuite in Q2; dal resoconto, la parte del leone (è il caso di dirlo) risulta essere esercitata da Apple, che guadagna il primo posto della classifica (a soli 4 anni dal rilascio di iPhone) riuscendo a conquistare il 18,5% di share con 20,3 milioni di pezzi distribuiti (nello stesso periodo dell'anno precedente la penetrazione era del 13,5% con 8,4 milioni di telefoni messi in vendita).
Nokia appare essere il grande sconfitto di turno, con una base di vendita scesa da 23,8 milioni a 16.7 milioni di pezzi, e quote passate dal bulgaro 38,1% al molto più umano 15,2%.
Se c'è comunque una palma d'oro a premiare gli exploit di turno, ebbene questa deve essere comunque assegnata senza ombra di dubbio a Samsung: vendite più che raddoppiate (da 8,4 milioni a 20,3 milioni di telefoni distribuiti) e percentuali più che triplicate (dal 5,0% al 17,5% del mercato).
Gli altri, evidentemente, si barcamenano come possono nel bel mezzo di codesti vasi di ferro, sebbene la percentuale di mercato oltre i primi tre posti sia cresciuta di oltre 5 misure, passando dal 43,4% al 48,9% (sempre in virtù della colossale debacle di Nokia?).

Dopo i primi verdetti in ambito di violazione di brevetti industriali, cominciano a arrivare i primi segnali di tregua dentro un mosaico intricato di acquisizioni di società e pronunciamenti di tribunali che manco la più diabolica delle menti sarebbe in grado di concepire altrimenti.
HTC ha proposto un accordo con Apple dopo aver registrato una prima sconfitta la scorsa settimana sulla violazione di due brevetti su dieci: l'azienda taiwanese ha messo sul piatto una opzione di acquisto (per 300-milioni di dollari, datata 6 Luglio scorso) sopra S3 Graphics Co, società che si è vista riconoscere di recente la violazione di due dei suoi brevetti perpetrata da Apple in ordine a una tecnologia di compressione.
Così, se HTC dovrà pagare Apple, Apple dovrà pagare S3 Graphics (e quindi HTC): un bel banchetto finale a tarallucci e vino e tutto tornerà nello stesso modo di come era prima dell'inizio del balletto delle cause (salvo poi ulteriori citazioni per violazioni di brevetti e ulteriori accordi di acquisizioni di società, anche eventualmente del tipo di quelle impegnate nel più bieco patent trolling d'annata, fa niente, vanno bene comunque).

In fondo, guardiamola da un punto di vista positivo: su dieci brevetti detenuti da Apple e contro i quali l'azienda californiana aveva chiamato in causa HTC, solo due sono stati ritenuti ammissibili e i restanti otto hanno dato, evidentemente, un non luogo a procedere nel merito della presunta violazione.
Appare credibile che, nella peggiore delle ipotesi, questa prima sentenza non dovrebbe portare a altro se non a un pagamento di royalty per i brevetti ritenuti violati da parte di HTC e quindi a un aggravio dei costi sul prodotto finale venduto (leggi smartphone/tablet) comunque di entità minima sul volume complessivo dei dispositivi immessi sul mercato (magari l'importo sarà limitato a qualche euro, o poco più, per pezzo prodotto).
HTC comunque presenterà regolare appello per i due brevetti per i quali è stata condannata, pronta a continuare la lotta in maniera vigorosa.

Il timore è che notizie del genere comincino a diventare di ordine quotidiano, ma tant'è: Apple ha chiamato in causa per la seconda volta il produttore taiwanese HTC in relazione alla violazione di cinque brevetti, che l'azienda californiana afferma di possedere, relativi all'architettura software e alla interfaccia utente di dispositivi elettronici, oltre alle soluzioni hardware relative a touch-screen e sensori di movimento.
Apple si è rivolta in questo caso alla Commissione Internazionale per il Commercio (International Trade Commission) organo federale US predisposto alla vigilanza di pratiche di commercio illegale (antidumping e violazione proprietà intellettuale) che ha la possibilità di bloccare la vendita per tutto il territorio nazionale di prodotti e servizi di aziende che risultassero non in sintonia con le regole commerciali americane: lo scopo è quello di impedire ai prodotti HTC, sia telefoni che tablet, di poter essere venduti sul suolo americano.
Questa di oggi è un ulteriore tassello della guerra totale che le aziende cominciano a portare avanti nelle corti di tribunale: in particolare il target rimane sempre Android, per il software, ma in questo recente caso la novità sembra essere quella che anche l'hardware cominci a essere obiettivo del contendere.
Male per tutti se il divieto andasse in porto: per gli utenti che si vedrebbero ridotta la possibilità di scelta di prodotti disponibili sul mercato, e per la leva esercitata dalla concorrenza in sé che impone miglioramenti costanti ai prodotti, poiché è chiaro che senza concorrenza non ci può essere innovazione.