
In fondo, guardiamola da un punto di vista positivo: su dieci brevetti detenuti da Apple e contro i quali l'azienda californiana aveva chiamato in causa HTC, solo due sono stati ritenuti ammissibili e i restanti otto hanno dato, evidentemente, un non luogo a procedere nel merito della presunta violazione.
Appare credibile che, nella peggiore delle ipotesi, questa prima sentenza non dovrebbe portare a altro se non a un pagamento di royalty per i brevetti ritenuti violati da parte di HTC e quindi a un aggravio dei costi sul prodotto finale venduto (leggi smartphone/tablet) comunque di entità minima sul volume complessivo dei dispositivi immessi sul mercato (magari l'importo sarà limitato a qualche euro, o poco più, per pezzo prodotto).
HTC comunque presenterà regolare appello per i due brevetti per i quali è stata condannata, pronta a continuare la lotta in maniera vigorosa.